Pianta dell'alchechengi

Piante aromatiche

Alchechengi

Pianta perenne appartenente alle Solanaceae, la stessa dei pomodori, melanzane. Significa “vescica” perchè ha azione soprattutto nell’apparato urinario.

di Redazione

25 settembre 2012

Caratteristiche e origine della pianta

Il Physalis alkekengi L. è una pianta perenne appartenente all’ordine delle Solanales, famiglia delle Solanaceae, la stessa dei pomodori, melanzane e altre piante usate in cucina. Sono diversi i nomi che assume l’Alchechengi nelle varie località: chichingero, ciliegine, fiasche de corai, vingenze, Chichingi, Palloncini. Il nome Physalis, deriva dal greco “vescica”, per il fatto che ha azione soprattutto nell’apparato urinario. Si presenta con una radice rizomatosa e con i fusti sottili e flessibili, le permettono di formare un cespuglio rigoglioso alto all’incirca 60- 70 cm, ideale per gli ornamenti dei giardini. Le foglie ovali, alterne e picciolate, sono ricoperte da una leggera peluria. I fiori sono piccoli e di colore bianco e fioriscono tra luglio e agosto. I frutti sono delle bacche tondeggianti che, una volta mature, assumono una tonalità di colore rosso-arancio; protetti esternamente da un calice rossiccio semitrasparente che permane sulla pianta per lungo tempo. Per questa loro forma particolare vengono anche chiamate “lanterne cinesi”. Il sapore di queste bacche è leggermente acidulo I semi di colore giallo-paglierino, numerosi e piccolissimi sono contenuti all’interno delle bacche. L'Alchechengi è il frutto annuale di una pianta diffusa in tutti i continenti. Notizie antiche di questa pianta si possono ritrovare in più continenti, tant’è che anche i botanici si trovano in disaccordo: alcuni indicano l'America del sud, altri l'Europa, altri ancora la Cina o il Giappone. Però dato che si è appurato che anche gli Inca conoscevano e utilizzavano questa pianta, è probabile che sia di origine americana.

Coltivazione e raccolta

Cresce spontaneamente nei boschi, siepi incolte, ai bordi delle strade, dalla pianura sino a circa 1000 metri di altitudine. Coltivato come pianta ornamentale in molte regioni d'Italia, in modo particolare dove il clima è mite e le temperature difficilmente scendono sotto lo zero, l’alchechengi si propaga per seme, sia in semenzaio che in campo aperto. Come pianta soffre molto il ristagno idrico, soprattutto durante il periodo della germinazione; le giovani piantine vanno poi tenute al riparo del sole, in semi ombra, mai tenute a irraggiamento solare diretto e possono essere trapiantate in piena terra ad aprile inoltrato, cercando di scegliere delle zone riparate dai venti. Non ha particolari preferenze al tipo di terreno; è sufficiente che questo sia ben drenato e ricco di potassio. In caso di eventuali ristagni idrici dannosi, è possibile aggiungere al substrato della sabbia, che facilita così il drenaggio. I frutti dall’alchechengi, la sua droga vegetale ovvero le bacche, prive del peduncolo e del calice avvolgente, si raccolgono ad agosto, periodo in cui matura il frutto. Possiedono un sapore acidulo ma gradevole da freschi; sono ricchi di carotenoidi e vitamina C. Una volta raccolte le bacche di Alchechengi vengono essiccate al sole, sviluppando un gusto robusto e complesso, che ricorda quello degli agrumi, visto il grande contenuto in vitamina C.

Proprietà e uso nella storia

Le origini dell’Alchechengi sembrano risalire a migliaia di anni fa: i primi utilizzatori furono gli Inca: le bacche essiccate venivano usate sia a scopo alimentare che medico. Dioscoride sosteneva che avrebbero curato l'epilessia. Il medico Arnaldo da Villanova intorno al 1300 consigliava i frutti dell’alkekengi per combattere la ritenzione urinaria. Nel XIX secolo si utilizzava per il trattamento di alcune forme reumatiche, in particolar modo contro la gotta. In cucina le bacche si possono mangiare fresche, ma vengono anche preparate candite o ricoperte di cioccolato, allora così come oggi. La ricchezza di pectina, sostanza che da consistenza gelatinosa, lo presta bene alla preparazione di marmellate e gelatine. Principi attivi: tannini, ferro, niacina e provitamina A, acido citrico, principi amari come la Physalina.

Benefici

Ha proprietà diuretiche e depurative: l’Alchechengi grazie ai tannini viene utilizzato soprattutto contro la ritenzione urinaria. Agisce anche sulle infiammazioni che interessano l’apparato urinario dovute a di nefriti, gotta, calcoli renali e vescicali. Le proprietà astringenti, invece, gli derivano dai tannini. Questa particolarità fa si che sia usato contro la diarrea. Il grande contenuto di vitamina C che possiede, il doppio di vitamina C rispetto ad un limone, gli permette di essere utilizzato come fitoterapico per la sostituzione degli integratori di vitamina C durante i raffreddori, e essere indicato anche per la somministrazione nei bambini. Anche se non è così pronta nella sua azione, come il solfato di chinino, la polvere di foglie e gambi è un febbrifugo prezioso contro la malaria. In questo caso bisogna che sia il medico a prescriverne il dosaggio sia perché si tratta di una malattia, sia per il fatto che le foglie contengono la solanina, alcaloide velenoso. Proprietà antiossidanti: cattura i radicali liberi, espletando cosi l’azione antitempo. Esternamente, il suo decotto è usato come impacco contro infiammazioni; basta far bollire in un litro d'acqua 100 grammi di frutti, applicare sulla zona interessata.

Prodotti in commercio e avvertenze

Venduto per uso interno come frutti essiccati sfusi o già inseriti in tisane e infuso pronti all’uso. Si possono trovare anche tinture ed estratti secchi. Per uso esterno ci sono sempre i frutti essiccati pronti per un decotto da usare in applicazioni topiche su pelli arrossate. In cosmetica lo si usa come ingrediente per creme sempre per lenire le pelli arrossate. Controindicazioni: il rizoma e le foglie sono velenose per il loro contenuto in solanina. Evitare il consumo anche culinario se il soggetto presenta ipersensibilità verso uno o più componenti della pianta Avvertenze: utilizzare i frutti per cicli brevi per prevenire eventuali accumuli di alcaloidi. Porre attenzione se si stanno assumendo farmaci diuretici, per una possibile sommazione di effetti, con conseguenti alterazioni idroelettrolitiche.

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Domande frequenti

  • Quali sono i principali benefici terapeutici dell'alchechengi?
    L'alchechengi è celebre principalmente per le sue spiccate proprietà diuretiche e depurative, utili per contrastare la ritenzione idrica e favorire l'eliminazione delle tossine. Grazie alla presenza di tannini, esercita anche un'azione astringente, risultando efficace contro la diarrea. Inoltre, il suo elevato contenuto di vitamina C (superiore a quella del limone) lo rende un valido supporto naturale durante i periodi di raffreddore, agendo come fitoterapico per rinforzare le difese immunitarie. Ha inoltre proprietà antinfiammatorie che aiutano in casi di nefriti, gotta e calcoli renali, oltre a un'azione antiossidante che contrasta i radicali liberi.
  • È sicuro consumare le bacche di alchechengi fresche?
    Sì, le bacche mature possono essere consumate fresche, presentando un sapore acidulo e gradevole, simile agli agrumi. Tuttavia, è fondamentale prestare attenzione a quali parti della pianta si consumano: solo le bacche sono commestibili e benefiche. Rizomi, foglie e fusti contengono solanina, un alcaloide velenoso che può causare intossicazioni se ingerito. Pertanto, il consumo deve limitarsi esclusivamente alle bacche rosse-arancioni, private del calice e del peduncolo. Per chi soffre di ipersensibilità ai componenti della pianta, si consiglia di evitare il consumo o consultare un medico prima dell'uso.
  • Come si utilizza l'alchechengi per uso esterno?
    Per uso topico, l'alchechengi si prepara sotto forma di decotto. È necessario far bollire circa 100 grammi di frutti essiccati in un litro d'acqua. Una volta ottenuto il liquido, può essere applicato sotto forma di impacco caldo sulla zona interessata. Questo rimedio è particolarmente indicato per lenire le infiammazioni cutanee, ridurre il rossore e calmare irritazioni della pelle. In ambito cosmetico, gli estratti di alchechengi sono spesso presenti in creme specifiche progettate proprio per calmare le pelli sensibili o arrossate, sfruttando le proprietà lenitive naturali della pianta.
  • Esistono controindicazioni o interazioni farmacologiche da considerare?
    Sì, ci sono diverse precauzioni importanti. Innanzitutto, poiché l'alchechengi ha un forte effetto diuretico, va usato con cautela se si assumono già farmaci diuretici, per evitare alterazioni elettrolitiche dovute alla somma degli effetti. Inoltre, le bacche dovrebbero essere utilizzate per cicli brevi per prevenire eventuali accumuli di alcaloidi. È assolutamente vietato l'uso di foglie e rizomi per via interna a causa della solanina. Infine, data la potenza del rimedio, specialmente in contesti storici come il trattamento della malaria, è sempre preferibile il parere medico per determinare il dosaggio corretto e garantire la sicurezza del paziente.
  • In cosa differiscono le bacche fresche da quelle essiccate?
    Le bacche fresche hanno un sapore acidulo e delicato, ricco di vitamina C attiva, e sono ideali per un consumo immediato o per preparare marmellate grazie alla pectina contenuta. Una volta essiccate al sole, le bacche sviluppano un gusto più robusto, complesso e agrumato, perdendo parte dell'acidità iniziale ma mantenendo i principi attivi. L'essiccazione ne facilita la conservazione e l'uso in tisane o infusi. Entrambe le forme offrono benefici, ma quelle essiccate sono spesso preferite per le infusioni termiche, mentre quelle fresche sono apprezzate in cucina per la loro dolcezza acidula e la texture carnosa.

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