Un cespuglio di Balsamita

Piante aromatiche

Balsamita

Il suo nome botanico ufficiale è Tanacetum balsamita, ma la si può trovare anche come Chrysanthemum balsamita, o più comunemente come erba amara, erba buona, erba della Madonna.

di Redazione

27 settembre 2012

Caratteristiche e origine della pianta

Il suo nome botanico ufficiale è Tanacetum balsamita, ma la si può trovare anche come Chrysanthemum balsamita, o più comunemente come erba amara, erba buona, erba della Madonna, erba di San Pietro, erba Santa Maria, menta greca, erba della bibbia (perché nel medioevo era utilizzata come segnalibro nella bibbia). In inglese viene chiamata costmary. È una pianta erbacea perenne, classificata nella Famiglia delle Composite, o Asteracee. Come tutte le composite, i fiori sono raggruppati in capolini, che a loro volta vanno a formare dei corimbi. I capolini presentano solamente fiori tubulosi interni, con un’ampia tonalità di giallo, ma per lo più pallido. I capolini possono presentare dei fiori ligulati esterni di color bianco, se la pianta cresce in pieno sole, visibilmente simili alle più famose margherite. Le foglie sono alterne, leggermente coriacee e oblunghe a margine dentato o crenato. Di colorazione verde pallido, le superiori sono sessili, mentre quelle inferiori sono picciolate. Tutte presentano dei granuli contenti un olio essenziale che emana un delicato odore di menta. Pianta originaria dell’Oriente, ora è considerata come naturalizzata in Europa. Infatti fu introdotta nel Vecchio Continente nell’antichità e da allora è diventata una pianta comune in moltissimi, se non tutti, i giardini, grazie al delizioso profumo di menta che emana. Oggi, però, non ha più la diffusione di un tempo; anzi la si può trovare solo nei giardini botanici o nei “giardini di un tempo”, ovvero quei giardini che vengono realizzati come quelli delle epoche passate. Si è ben adattata anche al clima degli Stati Uniti, in modo particolare degli stati orientali, dove non è difficile trovarla spontanea lungo le strade di campagna.

Coltivazione e raccolta

La coltivazione non è difficile, dimostrazione del fatto che cresce anche allo stato agreste, tra i pendii rocciosi o nei terreni incolti. È preferibile porla in sole pieno, se si vuole vivacizzare le aiuole o i giardini, dato che in questa maniera sviluppa capolini completi (ricordano i “fiori” della margherita). Mentre è consigliabile le zone poco assolate per sviluppare maggiormente le parti verdi. Il terreno ideale è ricco, asciutto e quindi ben drenato. Ciò per evitare che le radici striscianti marciscano. Dal taglio delle radici stesse, effettuato in primavera o autunno, si può dar origine a nuove piantine. Le parti utilizzate sono le foglie, che vengono raccolte tra luglio e agosto. Queste possono essere utilizzate in modo diretto, sia secche che fresche. Oppure possono essere distillate in corrente di vapore per l’estrazione dell’olio essenziale. La raccolta prevede il taglio delle singole foglie, ma a volte per far più rapidamente, vengono inclusi anche gli steli. Il periodo di raccolta è prima della fioritura.

Proprietà e uso nella storia

Il suo odore di menta, ha fatto si che fosse usato come surrogato della menta piperita, sia in ambito culinario che in quello casalingo, come quando veniva associata alla lavanda per la creazione di pour pourri da porre tra le lenzuola come profumante. Per un certo periodo è stata usata come aromatizzante per la birra, per poi essere abbandonata per un ritorno alla birra “tradizionale”. Il decotto o l’infuso delle sue foglie fu usato contro la diarrea e contro i mal di stomaco. Usato come “antidolorifico” strofinandola sopra le punture di api o mosche cavalline. Le proprietà di questa pianta possono essere attribuite alla alta concentrazione di terpeni, in modo particolare di monoterpeni e sesquiterpeni, tutti ossigenati. Ma i benefici principali derivano dalla presenza dell’olio essenziale e dai suoi costituenti, molti dei quali già conosciuti perchè riscontrati in altre piante, come ad esempio il carvone, il tujone, il limonene. Altri invece isolati per la prima volta nella Chrysanthemum balsamita, come il gamma-gurjunene, il farnesolo, alpha-cedrene.

Benefici

Ai benefici già conosciuti in tempi passati, se ne sono affiancati altri recenti, scoperti grazie alle moderne tecnologie. Epatoprotettore L’estratto di Chrysanthemum balsamita contrasta gli effetti dannosi dell’etanolo e mantiene nei normali limiti i parametri dei metaboliti prodotti dal fegato. Insetticida L’olio essenziale di C. balsamita contiene alcune sostanze insetticide, ma la sua efficacia è meno energica di quella di un’altra specie dello stesse genere, il C. cinerarifolium o piretro. Effetto diuretico Ha la leggera capacità di indurre la diuresi. Effetto antispasmodico Il sapore amaro delle foglie dona alla pianta la proprietà di rilassare la muscolatura e quindi essere usato contro i crampi e alleviare i dolori di stomaco. Mucolitico L’infuso di foglie ha il potere di alleviare le sofferenza da tosse e raffreddori in quanto riesce a rendere più fluida l’eventuale presenza di catarro. Cicatrizzante L’unguento ottenuto da una bollitura delle foglie con olio di oliva, e con l’aggiunta di trementina, cera e resina, può essere applicato sulle ferite e le ulcere come cicatrizzante-antisettico.

Prodotti in commercio e avvertenze

Le foglie non sono comunemente commerciate, anche se in alcuni posti si trovano perché usate in cucina (nella zona di Mantova viene utilizzata per la preparazione dei tortelli amari). In alcune erboristerie fornite si possono comunque trovare delle foglie per la preparazione di infusi; la preparazione migliore prevede un infusione di 18 minuti con il 3% di droga. A volte si possono anche trovare boccette di l’olio essenziale, ma di più facile reperibilità sono l’estratto fluido (3 – 4 g. al dì) e la tintura (da 1 a 3 g. al dì). Controindicazioni Non sono state riscontrate controindicazioni se non delle intolleranze verso la pianta. Avvertenze Non ci sono alcune avvertenze ma è sempre bene rivolgersi al medico curante o erborista prima di assumere qualsivoglia preparato fitoterapico/erboristico per conto proprio.

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Domande frequenti

  • Quali sono i principali benefici terapeutici della Balsamita?
    La Balsamita (Tanacetum balsamita) offre diversi benefici documentati. È nota per le sue proprietà epatoprotettrici, capaci di proteggere il fegato dagli effetti dannosi dell'etanolo. Grazie al suo sapore amaro, svolge un'azione antispasmodica utile per rilassare la muscolatura addominale, alleviando crampi e dolori gastrici. Inoltre, l'infuso ha un effetto mucolitico che fluidifica il catarro, risultando efficace contro tosse e raffreddori. Non mancano proprietà diuretiche leggere e, se applicata esternamente sotto forma di unguento, può agire come cicatrizzante e antisettico su piccole ferite.
  • Come si prepara correttamente un infuso di Balsamita?
    Per preparare un infuso efficace di Balsamita, si consiglia di utilizzare circa il 3% di droga (foglie essiccate) rispetto al volume dell'acqua. La procedura ottimale prevede di versare acqua bollente sulle foglie e lasciare in infusione per almeno 18 minuti, coprendo il recipiente per preservare i principi attivi volatili. Questo tempo prolungato è necessario per estrarre adeguatamente i composti benefici. L'infuso può essere consumato tiepido ed è tradizionalmente impiegato per calmare disturbi digestivi, diarrea o come supporto nelle fasi di convalescenza respiratoria.
  • In quali ambiti culinari o domestici può essere utilizzata la Balsamita?
    Storicamente, la Balsamita è stata usata come surrogato della menta piperita per aromatizzare birre e creare profumi per la biancheria, spesso abbinata alla lavanda. Attualmente, il suo utilizzo culinario è più specifico: nella zona di Mantova, ad esempio, le foglie sono impiegate per preparare i tradizionali 'tortelli amari'. Il suo profumo simile alla menta la rende adatta anche per profumare ambienti o come segnalibro naturale, pratica medievale che le valse il nome di 'erba della Bibbia'. Tuttavia, il suo impiego alimentare moderno rimane di nicchia rispetto ad altre erbe aromatiche più diffuse.
  • Esistono controindicazioni o effetti collaterali nell'uso della Balsamita?
    Non sono state riscontrate controindicazioni specifiche o gravi legate all'uso tradizionale della Balsamita, se non possibili intolleranze individuali verso la pianta stessa. Essendo una pianta generalmente ben tollerata, il rischio di reazioni avverse è basso. Tuttavia, come per qualsiasi preparato fitoterapico o erboristico, è fondamentale consultare il proprio medico curante o un erborista qualificato prima di iniziare assunzioni regolari, specialmente in caso di gravidanza, allattamento o assunzione di farmaci contemporanei, per escludere interazioni sconosciute o sensibilità personali.
  • Dove e come coltivare la Balsamita nel proprio giardino?
    La Balsamita è una pianta perenne robusta, originaria dell'Oriente ma naturalizzata in Europa, che predilige posizioni soleggiate per favorire la fioritura completa dei capolini, oppure zone parzialmente ombreggiate se si desidera esaltare la vegetazione fogliare. Richiede un terreno ricco, asciutto e soprattutto ben drenato per prevenire il marciume radicale. Si moltiplica facilmente per divisione dei cespi in primavera o autunno. È adatta a giardini botanici o rustici, dove può crescere spontaneamente senza grandi cure, mostrando ottima adattabilità climatica.

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