Piante aromatiche

Corniolo

Cornus mas L. è una pianta della Famiglia delle Cornaceae. Il suo nome significa corno, con l’allusione all’estrema durezza del suo legno. Qualità che da sempre è stata sfruttata per la realizzazione di strumenti per la tornitura.

di Redazione

12 dicembre 2012

Caratteristiche della pianta

Cornus mas L. è una pianta della Famiglia delle Cornaceae. Il suo nome significa corno, con l’allusione all’estrema durezza del suo legno. Qualità che da sempre è stata sfruttata per la realizzazione di strumenti per la tornitura. In ogni regione in cui è presente, il dialetti locale lo identifica con un nome proprio, che però ha quasi sempre la stessa radice semantica, come ad esempio corgnolo, grugnale, cornal, cornalér, cornolaro. Sanguigno maschio, voretta, cunà e merasso fanno eccezione. Il corniolo è un albero caduco, quindi con l’approssimarsi dell’inverno perde le foglie, a lenta crescita, che arriva fino ad una altezza di cinque metri. Le foglie sono opposte, penninervie, semplici e lisce. Di forma ovale allungata, con l’apice appuntito, sono ricoperti di una leggera peluria nella pagina inferiore. Le ombrelle semplici, portano dei piccoli fiori gialli che hanno la caratteristica di comparire prima delle foglie. La corolla è formata da quattro petali, cosi come il calice da quattro sepali. Il frutto è una drupa carnosa, ellittica. Di sapore acidulo quando è ancora acerba, leggermente dolciastra a maturità, periodo in cui diviene rossa.

Coltivazione e origine

Il corniolo è un albero originario dell’Europa, dal Portogallo fin quasi alla Russia. In altri continenti si è talmente adattato alle condizioni locali che con il tempo ha dato origine ad altre vere e proprie specie (in America Cornus florida, in Asia Cornus kous, in Canada Cornus canadensis). Cresce nei boschi o in prossimità di questi, dal livello del mare fino ai 1500 metri di altitudine. Scarseggia al sud a causa della sua grande richiesta di acqua. Predilige terreni acidi ed con una esposizione ombreggiante e protetta dai raggi diretti del sole, in modo da evitare che il terreno si asciughi troppo. La conseguenza sarebbe la caduta delle nuove foglie, o il loro divenire nere e raggrinzite, e nella peggior delle ipotesi anche la morte dei giovani rami. La sua propagazione avviene per seme, ma essendo una pianta lenta nella crescita, si preferisce un ambiente più controllato come quello del semenzaio, piuttosto che in campo aperto. Al riparo delle intemperie rimane circa 2 anni, dopo di che si può metter a dimora in campo, prestando cura di allestire il terreno con della torba acida. Nel periodo immediatamente successivo al trapianto in campo, devo seguire abbondanti innaffiature. In alcuni casi si praticano degli innesti con le cultivar in modo tale da sfruttare le caratteristiche di quella pianta su larga scala. Un altro metodo di propagazione è per polloni. Ovvero recidendo i rami che si sviluppano o sul tronco o dalla radice. In questa maniera si ottengono già piantine adulte, che accorciano i tempi di crescita rispetto a quelle derivate da seme. Parti utilizzate Si utilizzano la corteccia, per lo più dei rami, e i frutti. A volte si usa il legno come veniva sfruttato nel passato, ma non in fitoterapia. Tecniche di raccolta La corteccia si raccoglie a settembre – ottobre, incidendola con delle lame e poi staccandola dall’albero. Dopodiché la si pone al sole per farla essiccare. I frutti, invece, vanno raccolti a mano a maturità, a fine agosto primi di settempre. La tecnica è simile a quelle della raccolta delle olive, poiché solamente i frutti che si staccano da soli o con un leggera battitura sulle fronde sono maturi e dolci.

Proprietà e uso nella storia

Il suo caratteristico frutto commestibile sembra essere conosciuto fin dal Neolitico. Infatti sono stati ritrovati alcuni semi in dei resti di pietanze, che il carbonio 14 ha datato a circa 7000 anni fa. La dote di essere commestibile non si è persa nei secoli: anche romani e greci si cibavano tranquillamente del frutto; usanza che sembra non essersi interrotta fino al 1800. Da allora il corniolo come pianta da frutto è stata soppiantata dal corniolo come pianta ornamentale e si è perduto l’uso alimentare, tranne che in Ucraina, dove ancora oggi rimane un frutto quotidiano. La mitologia riporta che è un albero legato ad Ulisse, il quale fece costruire il cavallo di Troia, con questo albero, che cresceva abbondante nei dintorni di Ilo. Non solo, quando approdò sull’isola della maga Circe, questa nutri i compagni di Ulisse trasformati in porci con i suoi frutti. La cavalleria e la fanteria greca, gli opliti per la precisione, utilizzavano delle lance di due metri molto simili tra di loro, fatte di corniolo: rispettivamente lo xyston e il doru. Per gli antichi romani era un albero molto speciale: fu infatti di corniolo il giavellotto che Romolo lanciò nel Palatino per prenderne possesso (dal quale poi si dice nacque un albero venerato per secoli dai romani stessi). Da questo mito, i romani tendenzialmente costruivano le picche e i giavellotti con il legno di corniolo. In modo particolare i Bellonari, sacerdoti della dea Bellona, la Contesa Furente, lanciavano il bastone per dichiarare guerra. I contadini, invece, fruttavano la durezza del legno per i loro attrezzi o parti di essi. Usavano anche per fabbricare le ruote dei carri. Principi attivi La polpa del frutto è ricchissima in sali minerali, quali potassio, calcio, sodio, ferro, manganese, zinco e rame. Tutta questa varietà e l’abbondanza (si è rilevato che la concentrazione del potassio è oltre 10 volte maggiore di quella contenuta in altri frutti a simile contenuto, 323 mg/L contro 14-77 mg/L) ne fanno uno degli integratori minerali naturali primari. C’è da aggiungere che discorso inverso bisogna farlo per il rame, che è presente a concentrazioni decisamente più inferiori che negli altri succhi. Altri costituenti del frutto sono antociani, mucillagini, glucosio, acido malico, acido citrico, glicossalico e coloranti. La corteccia, invece, contiene la cortina, una sostanza amara cristallizzabile, tannini, pectina, malato di calcio.

Benefici e avvertenze

Antidiarroico – astringente Sia i frutti che la corteccia del Cornus mas hanno il potere di contrastare gli effetti delle enteriti, grazie all’azione astringente dei tannini. Si possono sfruttare sia i decotti che gli infusi, ma anche semplicemente mangiare i frutti maturi, che quando sono maturi e dolci sono particolarmente indicati per i bambini. Rimineralizzante L’abbondante quantità di sali minerali presenti nella polpa dei frutti, fa si che possa essere utilizzato come integratore naturale. Il suo succo con un poco di acqua e addolcito con dello zucchero o del miele può essere servito fresco come dissetante bevanda estiva, reintegrando cosi i sali persi con la sudorazione. Prodotti in commercio In commercio si possono trovare pezzetti di corteccia da utilizzare per i decotti e gli infusi. La polvere sfusa è inusuale, ma entra nella composizione di capsule o compresse a base di erbe antidiarroiche. Boccette di estratti fluidi e di tinture sono comuni sugli scafali di una buona erboristeria. I frutti vengono sfruttati per fare degli sciroppi o succhi. A volte per i decotti. L’utilizzo casalingo, invece, vede l’impiego dei frutti per fare le marmellate e le gelatine. Oppure nel conservarle sotto spirito come si fa per le ciliegie oppure in salamoia, con o senza altri odori, come per le olive. Controindicazioni Non interferisce con altri farmaci. Avvertenze Tener conto del potere astringente di questa pianta se si assumono i frutti come semplice cibo e contemporaneamente si prendono preparati astringenti.

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Domande frequenti

  • Quali sono i principali benefici del corniolo per la salute?
    Il corniolo è noto principalmente per le sue proprietà astringenti e rimineralizzanti. Grazie all'elevato contenuto di tannini, sia la corteccia che i frutti aiutano a contrastare diarree e enteriti, agendo come antidiarroico naturale. Inoltre, la polpa del frutto è ricchissima di sali minerali, in particolare potassio, calcio e ferro, rendendolo un eccellente integratore naturale per reintegrare le sostanze perse durante la sudorazione estiva. È consigliato soprattutto per i bambini e per chi necessita di un supporto nutritivo leggero ma efficace.
  • Come si raccolgono e si conservano i frutti di corniolo?
    I frutti si raccolgono a mano verso la fine di agosto o i primi di settembre, quando diventano rossi e dolci. Una tecnica sicura è raccogliere solo quelli che cadono spontaneamente o con una leggera battitura sui rami. Per la conservazione domestica, i frutti maturi possono essere trasformati in marmellate, gelatine o sciroppi. In alternativa, possono essere conservati sotto spirito, similmente alle ciliegie, oppure in salamoia insieme ad altre spezie, come si fa per le olive, garantendo così la loro disponibilità per lunghi periodi.
  • In che modo si utilizza la corteccia di corniolo in fitoterapia?
    La corteccia, ricca di tannini e di una sostanza amara cristallizzabile chiamata cortina, viene raccolta tra settembre e ottobre. Dopo essere stata incisa e staccata dall'albero, va fatta essiccare al sole. In erboristeria, i pezzi di corteccia essiccata sono utilizzati prevalentemente per preparare decotti o infusi mirati a combattere disturbi intestinali grazie alla loro forte azione astringente. Si trovano in commercio anche sotto forma di estratti fluidi, tinture madri o capsule combinate con altre erbe antidiarroiche.
  • Esistono controindicazioni o effetti collaterali nell'assunzione di corniolo?
    Il corniolo non presenta interferenze note con farmaci specifici, risultando generalmente sicuro. Tuttavia, data la spiccata natura astringente della pianta, è necessario prestare attenzione se si consumano i frutti freschi contemporaneamente all'assunzione di altri preparati astringenti. Questo potrebbe accentuare eccessivamente l'effetto di bloccaggio intestinale. Per il resto, è una pianta ben tollerata, purché si rispettino le dosi consigliate per l'uso terapeutico, specialmente nei bambini piccoli.
  • Perché il corniolo predilige certi tipi di terreno ed esposizione?
    Il corniolo ama i terreni acidi e richiede un'esposizione ombreggiante o parzialmente protetta dai raggi solari diretti. Questa necessità deriva dalla sua sensibilità all'essiccazione del suolo: se il terreno si asciuga troppo, le foglie possono diventare nere, raggrinzirsi e cadere prematuramente, compromettendo la salute della pianta e persino causando la morte dei rami giovani. Per questo motivo, durante il trapianto in campo, è fondamentale arricchire il substrato con torba acida e garantire annaffiature abbondanti nei primi mesi successivi.

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