Piante aromatiche

Primula

Ben nota come pianta da appartamento per la bellezza e precocità nel fiorire, la primula è a sorpresa anche una pianta ad uso erboristico. Le sue proprietà non sono però né di primo piano né a forte azione, ma questo non esclude che i suoi principi attivi siano potenzialmente sfruttabili per piccoli fastidi per i quali interventi più drastici potrebbero risultare esagerati.

di Redazione

27 febbraio 2013

Caratteristiche della pianta

Ben nota come pianta da appartamento per la bellezza e precocità nel fiorire, la primula è a sorpresa anche una pianta ad uso erboristico. Le sue proprietà non sono però né di primo piano né a forte azione, ma questo non esclude che i suoi principi attivi siano potenzialmente sfruttabili per piccoli fastidi per i quali interventi più drastici potrebbero risultare esagerati. La Primula veris L. è la stessa pianta della Primula officinalis Jacq.., semplicemente ha un doppio nome come la maggior parte della piante. Fa parte della Famiglia delle Primulaceae e deve il suo nome poiché si volle alludere alla precocità della sua fioritura. Un altro nome con cui è conosciuta è quello di primavera, termine con il quale viene anche chiamata in francese e spagnolo, primavere officinale e primavera comun. In inglese invece si allude al fatto che le mucche vi pascolino sopra, a volte slittandoci sopra, cowslip. In tedesco è la duftende schlusselblume. Tra i vari nomi comuni regionali e dialettali troviamo: primola, paralisi, orecchio d’orso, pan cucet, blin, filadora, trombette, pestelacie, rose di madrach, cucumi, quindterba. Si presenta come una pianta erbacea perenne, che si trova sia allo stato spontaneo che coltivato. È molto minuta, massimo 30 centimetri di altezza, e delicata. La radice è fittonante ma molto corta, con moltissime radichette secondarie. Le foglie sono tutte radicali, con una disposizione classica a rosetta. Sono particolarmente rugose, di forma ovale-oblunga con margine crenato. Il picciolo si presenta appiatito.Nella pagina inferiore sono leggermente pubescenti. Anche il singolo scapo multiflore porta dei peli, che possono dare irritazioni da contatto. I fiori sono raccolti in una infiorescenza ad ombrella pendente unilaterale. Sono di colore giallo-oro, con una macchia arancione al centro. Il calice e la corolla sono entrambi campanulati, ma mentre il calice presenta 5 segmenti a denti acuti con altrettante evidenti coste, la corolla presenta petali smarginati, smussati con 5 stami saldati nella faccia interna del tubo. I frutti sono capsule ovoidali, deiscenti alla sommità da 5 valve. All’interno sono contenuti numerosi e piccolissimi semi piatti.

Coltivazione e origine

Le primule sono facili da coltivare sia in campo che in vaso. Il substrato ideale prevede la presenza di torba, sostanza organica e una piccola quantità di sabbia, che permette di non formare ristagni, dato che il terreno deve essere innaffiato di continuo per mantenerlo umido (ma non esageratamente). Per ottenere dei bei fiori, concimare prima con fertilizzanti a base di azoto per aiutare la parte verde, poi con fosforo e potassio, che aiutano il fiore. La moltiplicazione avviene sia per seme (marzo-aprile) che per divisione di cespi. In ogni caso il trapianto in campo deve avvenire in autunno o a fine inverno. Le primule in vaso devono essere rinvasate ogni 2 anni, utilizzando vasi fino a 15 cm di diametro. Parti utilizzate Si utilizzano la radice da sola oppure i fiori. Questi ultimi possono essere utilizzati per intero oppure solamente i petali, ma ciò prevede un lungo, laborioso e delicato lavoro, che fa si che il prezzo del prodotto finale sia tale che non è economicamente conveniente. tecniche di raccolta La raccolta delle radici deve avvenire in autunno, quando la pianta è in riposo e l’accumulo delle sostanze nell’organo sotterraneo è maggiore. Per prelevarla si estirpa la pianta con l’ausilio di una zappetta, con la quale si possono già tagliare le radici secondarie, facendo attenzione a non rovinare la principale. I fiori invece si raccolgono in tardo inverno inizi primavera, quando sono dei boccioli pronti a sbocciare oppure hanno appena iniziato ad aprirsi, ma non devono essere presenti più del 30% di fiori verdi. Per prelevarli si usano delle forbici e il taglio può essere effettuato prelevando l’intera infiorescenza ad ombrella, tagliando meno stelo possibile.

Proprietà e uso nella storia

Plinio ci tramanda la capacità della primula di indurre i serpenti ad uccidersi tra di loro quando questi venivano cinti con tale pianta. Purtroppo non sappiamo per quale motivo fosse giunto a questa bizzarra conclusione. Oltre a ciò consigliava di mangiare i fiori di primula, assieme a quelli di pesco, malva e fragola, per evitare le rughe, risultato ottenibile solamente se mangiati tutti gli anni, in primavera e in estate, due volte alla settimana. Nel Medioevo, la bellezza di questi fiori “ispirò” i medici di allora a ritenere che fosse una pianta capace di eliminare la malinconia se fosse stata posta sul capo. Inoltre ai decotti furono attribuite le capacità di curare paralisi, reumatismi e gotta. Sempre per la bellezza dei fiori che incantava le giovani dame, fecero entrare la primula nelle formulazioni delle pozioni d’amore. Nel XVI secolo, la primula aveva aumentato le proprie proprietà curative. In questo secolo era capace di “restringere le lacrime, pisciare la pietra che fosse nella vescica, a occhi rossi, a duolo d’orecchie, a duolo di stomaco, a febbre calda, a far aumiliare il corpo, a levare la tossa a chi avesse ambascia, a ferite recenti e fresche curare a rotture di capo”. Tante applicazioni, alcune possibili, ma altre decisamente fuori luogo. descrizione dei principi attivi La composizione del fitocomplesso è particolare. Si riscontra la presenza delle saponine, tra cui primolina o ciclamina, ma solo se sono presenti i sepali. Nelle preparazioni di soli petali non sono presenti. In entrambi i casi, però, è riscontrabile la presenza di due caratteristici glucosidi, quali la primaverina e la primulaverina, l’enzima primulaverasi, capaci di scindere le due molecole prima citate, flavonoidi, come il kampferolo e la gossipetina, e carotenoidi. Infine è possibile ottenere una minima percentuale di olio essenziale.

Benefici e avvertenze

Benefici Espettorante La Primula è usata esclusivamente come blando secretolitico (favorire l’eliminazione del muco e catarri) nelle le tossi e nelle bronchiti in particolare, ma anche dalle affezioni da raffreddamento più in generale. Le tisane con l’associazione di fiori e radice risultano avere un potere leggermente superiore delle due contenenti solamente una droga. Prodotti in commercio Non esiste un prodotto per tisana esclusivamente a base di primula, però rientra nella composizione di miscele ad uso contro la tosse e liberazione dei bronchi dal catarro. Controindicazioni Nessuna controindicazione particolare se non si è allergici alle primule. Avvertenze Il contatto con dei fiori con la pelle potrebbe dare reazioni allergiche con arrossamenti e formazioni di vescicole.

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Domande frequenti

  • Quali sono le principali proprietà medicinali della primula?
    La primula è utilizzata principalmente come blando secretolitico ed espettorante. Aiuta a fluidificare il muco e favorire l'eliminazione del catarro, risultando utile nei casi di tosse grassa, bronchiti lievi e affezioni da raffreddamento. Sebbene storicamente le siano state attribuite molte altre virtù, oggi il suo impiego si concentra sui piccoli fastidi respiratori, offrendo un'azione delicata rispetto a farmaci più drastici.
  • Come si coltiva correttamente la primula in vaso?
    La primula richiede un substrato ricco di torba e sostanza organica, con aggiunta di sabbia per garantire un buon drenaggio. Fondamentale mantenere il terreno costantemente umido, evitando però i ristagni idrici che potrebbero danneggiare le radici. La concimazione dovrebbe prevedere fertilizzanti azotati per la vegetazione fogliare e successivamente prodotti a base di fosforo e potassio per favorire la fioritura. È consigliabile rinvasarla ogni due anni in contenitori non superiori ai 15 cm di diametro.
  • Esistono controindicazioni o effetti collaterali nell'uso della primula?
    L'uso interno della primula è generalmente sicuro e privo di specifiche controindicazioni, salvo ipersensibilità nota alla pianta. Tuttavia, va prestata attenzione al contatto cutaneo diretto con i fiori: i peli presenti sulle infiorescenze possono causare reazioni allergiche, arrossamenti o formazione di vescicole. Chi soffre di dermatiti o pelle sensibile dovrebbe manipolare la pianta con guanti o evitare il contatto diretto durante la raccolta e la preparazione delle tisane.
  • Quali parti della pianta vengono utilizzate in erboristeria?
    In ambito erboristico si impiegano prevalentemente la radice e i fiori. La radice viene raccolta in autunno, periodo in cui l'accumulo di principi attivi è maggiore. I fiori, invece, si preferriscono raccogliere a fine inverno o inizio primavera, cogliendo i boccioli prossimi alla schiusa o quelli appena aperti. Spesso si preferisce utilizzare l'intera infiorescenza piuttosto che separare i singoli petali, operazione che sarebbe troppo laboriosa e costosa per il valore commerciale del prodotto finale.
  • Cosa contengono i principi attivi della primula?
    Il fitocomplesso della primula è caratterizzato dalla presenza di saponine (come la primolina, presente soprattutto nei sepali), flavonoidi (ampelopsina, kemferolo), carotenoidi e una minima quota di olio essenziale. Una peculiarità chimica è la presenza di specifici glucosidi, primaverina e primulaverina, accompagnati dall'enzima primulaverasi che ne facilita la scissione. Questa combinazione contribuisce alle proprietà secretolitiche e antinfiammatorie leggere tipiche della pianta.

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