Piante aromatiche

Pungitopo

Ruscus aculeatus L. ovvero il pungitopo, nome curioso, che però ha un suo perché, non meno delle leggende che si raccontano su questa pianta. Si narra che la caratteristica di rimanere sempre verde in inverno sia un regalo del Bambino Gesù fatto ad un uccellino migratorio

di Redazione

28 febbraio 2013

Caratteristiche della pianta

Ruscus aculeatus L. ovvero il pungitopo, nome curioso, che però ha un suo perché, non meno delle leggende che si raccontano su questa pianta. Si narra che la caratteristica di rimanere sempre verde in inverno sia un regalo del Bambino Gesù fatto ad un uccellino migratorio, che non lasciò il nido pur di vedere la nascita del Signore. L’uccellino chiese che la pianta non perdesse le foglie in modo da poter svernali li fino alla primavera successiva senza rischiare di morire dal freddo. E fu accontentato. Ma anche che le sue spine rievochino quelle della corona di Gesù, mentre le bacche sono rosse perché macchiate dal suo sangue. Il nome invece deriva dall'usanza dei contadini di proteggere i proprio prodotti da stagionare, come salumi e formaggi, dall’attacco dei topo, ricoprendoli con le fronde spinose di questa pianta. Il nome botanico deriva da una alterazione del termine Rusticus, di campagna, mentre aculeatus significa appuntito. In tutta l’Italia è chiamato pungitopo o rusco, con le variazioni dialettali come spongiarat, Spungiaratt, spinatopis. Ma è anche detto fruscio, musciaro, bruschiamari o rascognu. In inglese è detto butcher's broom, scopa del macellaio, proprio per il fatto che i macellaio usavano il pungitopo per fabbricarsi le scope. Mäusedorn (spina di topo) è il nome in tedesco. Petit houx o fragon piquant per i francesi, semplicemente brusco per gli spagnoli. Il pungitopo è un piante legnosa sempreverde, che cresce si spontanea che coltivata per ornamento, soprattutto natalizio. Il rizoma è grosso e strisciante con numerose radici avventizie. Direttamente dal rizoma nascono i cosiddetti turioni (germogli), che poi si trasformeranno nei rami. Caratteristica principale del pungitopo sono i cladodi o fillocladi, che alla vista di un neofita botanico sembrano delle semplici foglie, mentre in realtà sono dei rami secondari che hanno sviluppato forma e funzioni tipiche delle foglie, con tanto di fotosintesi clorofilliana. Le foglie vere e proprie sono ridotte a piccole brattee squamiformi prive di clorofilla, inserite sopra i cladodi. Le foglie sono caduche, il che fa del pungitopo un falso sempreverde. In quanto “le foglie” che rimangono in inverno, altro non sono che i rami cladodi sopra citati. I fiori dioci sono sempre solitari, nascenti al centro del cladodo. Il colore è bianco-verdognolo e bluastro. I frutti sono bacche sferiche di colore rosso brillante a maturità. Ognuna di esse contiene uno o due semi.

Coltivazione e origine

È una pianta originaria dell’Europa, dove si trova fino alla Gran Bretagna. Presente anche nell’Asia occidentale e Africa mediterranea. È una tipica pianta da sottobosco mediterraneo, che predilige i luoghi ombrosi e umidi, anche se sopporta bene l’aridità, purché non associata all’esposizione diretta ai raggi solari. Il tipo di terreno non è molto importante, il pungitopo si adatta bene a qualsiasi substrato. La propagazione può avvenire sia per seme che per divisione in cespi. Utilizzando il seme si avrà qualche difficoltà di successo e si deve interrare il seme con tutta la bacca quando arriva la primavera. Con la divisione in cespi, invece, l’attecchimento delle nuove piante è quasi una sicurezza, e va effettuato in inverso quando c’è il riposo vegetativo. Per aver più probabilità di attecchimento è meglio piantare in vaso e solamente quando si sono sviluppate le radici, travasare nel luogo prescelto per la sua crescita. Parti utilizzate La droga del pungitopo sono le radici. tecniche di raccolta La raccolta avviene con l’estirpazione di tutta la pianta mediante l’ausilio di vanghe e zappette, facendo attenzione a non intaccare la radice principale. La raccolta deve avvenire in autunno, massimo primo periodo d’inverno.

Proprietà e uso nella storia

Utilizzato sin dal tempo degli antichi Romani per proteggere le proprie cibarie dai topi, oltre che adornare le feste saturnie come buon auspicio. Inoltre veniva prescritto da Plinio il Vecchio come rimedio diuretico, emmenagogo, antittero, ma a tale scopo usavano anche le foglie e le bacche. Nel 1500, assieme al finocchio, sedano, prezzemolo e asparago rientrava a far parte di un particolare rimedio chiamato “siropus de quinque radicibus”, ancor oggi ritrovabile nella farmacopea ufficiale francese. Nel 1800, il Campana aveva già individuato nelle radici le proprietà principali. descrizione dei principi attivi Il fitocomplesso della radice è composto da olio essenziale, resina, sali di potassio e calcio, ma i veri responsabili dell’azione del pungitopo sono dei saponosidi, tra cui la ruscogenina, e dei flavonoidi, come il rutoside, ramnoglucoside del quercetolo.

Benefici e avvertenze

Vasocostrittore Il principale beneficio che si tra dall’uso del rusco è quello vasocostrittore ad azione specifica sulle vene. Questo fa si che risulti molto efficace contro le varici e le emorroidi, ma anche nelle flebiti e nell’insufficienza venosa. Diuretico –antiedema L’azione diuretica ascrittagli risulta utile nel trattamento degli edemi e delle idropsie. Particolare attenzione bisogna prestare al tipo di edema: se dovuto ad insufficienza cardiaca o renale consultare il medico e non cimentarsi nella cura fai da te. Mentre è utilizzabile nei casi localizza, come quelli da trauma a causa di una botta particolarmente forte (pestaggio di un dito in una portiera o un bernoccolo o puntura di insetto). Cosmetica Estratti di radice di rusco vengono spesso aggiunti a creme per il viso, sfruttando la capacita vasoprotettrice della pianta. In modo particolare si trova inserito nelle creme per pelli sensibili, in quelle contro la couperose e le creme anticellulite. Prodotti in commercio In commercio si possono reperire una gran varietà di prodotti contenenti il pungitopo. Per lo più sono prodotti destinati alla cura della pelle e della circolazione, percui si trovano creme e forme solide da deglutire come compresse o capsule. In alcuni casi è possibile imbattersi nelle povere di radice, che si aggiunge al un liquido, vino o acqua, che si può bere cosi, oppure far macerare oppure preparare il decotto, anche se in questo caso sono preferibili pezzi grossolani di radice e non la sua polvere. Controindicazioni Sebbene molto allettanti, le bacche di rusco contengono saponine che provocano disturbi gastrointestinali anche seri. Avvertenze Il rusco è una pianta protetta in molte regioni italiane, quindi è necessario informarsi prima di raccogliere lo spontaneo.

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Domande frequenti

  • Quali sono i benefici principali del pungitopo per la salute?
    Il pungitopo (Ruscus aculeatus) è noto principalmente per le sue proprietà vasocostrittrici e tonificanti sulla microcircolazione. Grazie ai suoi principi attivi, come la ruscogenina e i flavonoidi, aiuta a contrastare efficacemente l'insufficienza venosa cronica, riducendo sintomi come pesantezza alle gambe, gonfiore e la formazione di varici. Inoltre, esercita un'azione benefica contro le emorroidi e le flebiti. Un'altra proprietà rilevante è quella diuretica e antiedematosa, utile per eliminare i liquidi in eccesso accumulati nei tessuti, specialmente negli edemi locali causati da traumi o punture di insetti.
  • Come si utilizza il pungitopo in ambito cosmetico?
    In campo cosmetico, gli estratti di radice di pungitopo sono ampiamente apprezzati per la loro capacità di rafforzare i capillari e migliorare il tono cutaneo. Trovano impiego frequente in creme specifiche per pelli sensibili e delicate, poiché aiutano a ridurre la rossore e la fragilità vascolare. Sono inoltre ingredienti chiave nelle formulazioni anti-cellulite e contro la couperose, grazie all'effetto vasoprotettivo che migliora la circolazione locale e riduce l'accumulo di liquidi. L'uso topico permette di sfruttare i benefici della pianta direttamente sull'area interessata, migliorando l'aspetto estetico della pelle senza effetti sistemici significativi.
  • Esistono controindicazioni o effetti collaterali nell'uso del pungitopo?
    Sì, ci sono importanti precauzioni da osservare. Innanzitutto, le bacche del pungitopo sono tossiche se ingerite: contengono saponine che possono provocare gravi disturbi gastrointestinali, pertanto non devono mai essere consumate. Per quanto riguarda l'uso terapeutico delle radici, è fondamentale evitare l'automedicazione in caso di edemi dovuti a insufficienza cardiaca o renale; in questi scenari patologici, è indispensabile consultare un medico. L'uso è generalmente sicuro per edemi locali o problemi venosi lievi, ma l'assunzione di integratori o preparati farmaceutici dovrebbe avvenire sotto controllo professionale per dosaggi appropriati.
  • Quali parti della pianta vengono utilizzate a scopo medicinale?
    La parte della pianta impiegata in erboristeria e farmacologia è esclusivamente il rizoma, ovvero la radice sotterranea. Storicamente, anche foglie e bacche erano talvolta utilizzate, ma le ricerche moderne hanno identificato nel rizoma il concentrato dei principi attivi più efficaci, come i saponosidi (ruscogenina) e i flavonoidi (rutoside). La raccolta avviene estirpando l'intera pianta, con cautela per non danneggiare la radice principale, preferibilmente in autunno o inizio inverno. Una volta raccolte, le radici vengono essiccate e trasformate in droghe per la preparazione di infusi, decotti, tinture o estratti secchi.
  • C'è un legame tra il nome 'pungitopo' e l'uso pratico della pianta?
    Assolutamente sì, il nome comune deriva direttamente dall'utilizzo tradizionale della pianta. I contadini italiani usavano storicamente le fronde spinose del pungitopo per coprire salumi, formaggi e altri alimenti durante la stagionatura. Le spine acuminate creavano una barriera fisica efficace che scoraggiava l'accesso dei topi e di altri piccoli roditori, proteggendo così le provviste. Questa pratica era così diffusa che il nome è diventato sinonimo della pianta stessa. Similmente, in inglese viene chiamata 'butcher's broom' (scopa del macellaio), poiché i macellai ne ricavavano scope robuste per pulire le loro botteghe.

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