Piante aromatiche

Rosmarino

Il rosmarino possiede delle proprietà officinali ormai note a tutti. Probabilmente è da considerarsi il capostipite delle piante officinali.

di Redazione

06 marzo 2013

Caratteristiche della pianta

Il rosmarino, pianta che in cucina forma un accostamento d’obbligo con pollo e patate arrosto, possiede delle proprietà officinali ormai note a tutti. Probabilmente è da considerarsi il capostipite delle piante officinali che hanno dato l’impulso alla loro diffusione in ambito erboristico di questi ultimi anni. L’etimologia del nome deriva dal latino ros, che significa rugiada, e marinus, cioè marino, quindi rugiada marina. Non si sa perché rugiada, ma il termine marino sicuramente deriva dall’osservazione che questa pianta cresce spontanea e in modo abbondante lungo le coste. Tra i nomi volgari a lui assegnati troviamo: ramerino, il più diffuso, trosmarina, rumanin, osmarin, smani, sgulmarin, usmaren, truzzemarine, landola, arromaniu, zipiri ozzipiri. In inglese si dice rosemary, da non confondere con il nome proprio femminile Rose Mary, la cui pronuncia e ortografia è pressoché identica, ma tradurre un nome di donne come rosmarino, anziché Maria Rosa, è alquanto bizzarro e comico. In francese invece viene chiamato romarin; rosmarin in tedesco e romero in spagnolo. Fa parte delle Famiglia delle Lamiacee o labiate. È un suffrutice legnoso sempreverde, la cui costante e tenace crescita spontanea, a volte, lo porta a prendere forma cespugliosa. La radice è fittonante, grossa e resistente, che gli permette di ancorarsi anche nei terreni più impervi. Il fusto presenta numerosi rami che sono fittamente ricoperti di foglie sessili, opposte, intere. Non presentano picciolo, ma hanno una leggera peluria nella pagina inferiore tanto da sembrare argentee. La caratteristica delle foglie è quelle di essere talmente strette da assomigliare a degli aghi, pur non essendolo, oltre a quello di essere fortemente aromatiche. I fiori sono tipici delle labiate, con un corolla bilabiata avvolta da un calice campanulato: il labbro bifido superiore eretto e smarginato, quello inferiore patente e trifido. Il lobo mediano, più grande di quelli laterali forma una sorta di cucchiaio con il margine ondulato. Il frutto è un tetrachenio, che come dice la parola, è formato da 4 acheni uniti tra di loro. La loro forma è obobata e di colore bruno.

Coltivazione e origine

È una pianta di origine mediterranea, dove è ampiamente diffuso allo stato spontaneo. La sua coltivazione non è affatto difficoltosa e non necessita nemmeno di particolari attenzioni. Cresce bene anche nei vasi da balcone, caso mai volessimo avere una piccola produzione di rosmarino casalingo. La riproduzione più facile è quella per talea, consigliata sia in campo che in vaso. Essa assicura la continuità genetica della pianta madre; questo metodo è preferibile quando si vogliono mantenere le medesime caratteristica iniziali, che magari sono quelle richieste dalle industrie a cui vendere il prodotto. Si propaga anche per semina, che deve avvenire all’inizio della primavera, preferibilmente quando la temperatura ha già raggiunto i 20°C. Le annaffiature non devono essere troppo ravvicinate e abbondanti in quanto il rosmarino tende ad ammuffire se il terreno è troppo umido, meglio invece tenerlo più sul secco. D’obbligo una esposizione al sole, anche se per tutto il giorno. Il terreno è preferibile sia acido e come già accennato ben drenante per evitare che l’acqua ristagni. Parti utilizzate Del rosmarino si utilizzano le foglie, meglio senza le parti legnose dei rami. La loro raccolta può avvenire durante tutto l’anno, dato che è una pianta sempreverde, ma come ogni organo vegetale ha il suo tempo balsamico, che è quello prima della fioritura, a fine inverno. Molto sensibile ai primi tepori primaverili, bisogna fare attenzione alla sua possibile precoce fioritura. tecniche di raccolta La raccolta avviene tagliando le parti apicali dei rami con l’ausilio di una cesoia o di una forbice da potatura. Una volta raccolti, questi vengono sottoposti al distacco delle foglie. Un semplice passaggio della mano sarà più che sufficiente a separare senza difficoltà il fogliame, che potrà quindi essere lavorato fresco oppure messo ad essiccare in luogo all’ombra e ben ventilato.

Proprietà e uso nella storia

I romani e i greci lo bruciavano negli altari prima di conoscere l’incenso o quando questo non era disponibile. Viene anche citato nelle opere di Ovidio, nelle Metamorfosi, di Orazio, nei Carmi, e di Virgilio, nell’Eneide. La Scuola Salentina, la più illustre scuola medica – botanica del XII secolo, lo consigliava per i mali allo stomaco e per giovamento alle membra. Due secoli più tardi viene “inventata” l’Acqua della Regina d'Ungheria. Si narra che alla regina Isabella d’Ungheria fu prescritta dell’acqua di rosmarino contro i dolori reumatici e tonificare la pelle: “Io donna Isabella, regina d'Ungheria, di anni 72, inferma nelle membra e affetta di gotta, ho adoperato per un anno intero la presente ricetta donatami da un eremita mai da me conosciuto, la quale produsse su di me un così salutare effetto che sono guarita ed ho riacquistato le forte…” Nel XVI secolo, invece il rosmarino aveva applicazioni ginecologiche, nello stimolare il mestruo e quindi facilitare la fecondazione. Dal XVIII secolo in poi il rosmarino non interessò più gli alchimisti, medici e ciarlieri, e fu progressivamente abbandonato. Ritrovò vigore nel 1831, durante l’epidemia di colera che colpì Napoli, quando l’essenza venne usata come disinfettante. I romani e i greci lo bruciavano negli altari prima di conoscere l’incenso o quando questo non era disponibile. Viene anche citato nelle opere di Ovidio, nelle Metamorfosi, di Orazio, nei Carmi, e di Virgilio, nell’Eneide. La Scuola Salentina, la più illustre scuola medica – botanica del XII secolo, lo consigliava per i mali allo stomaco e per giovamento alle membra. Due secoli più tardi viene “inventata” l’Acqua della Regina d'Ungheria. Si narra che alla regina Isabella d’Ungheria fu prescritta dell’acqua di rosmarino contro i dolori reumatici e tonificare la pelle: “Io donna Isabella, regina d'Ungheria, di anni 72, inferma nelle membra e affetta di gotta, ho adoperato per un anno intero la presente ricetta donatami da un eremita mai da me conosciuto, la quale produsse su di me un così salutare effetto che sono guarita ed ho riacquistato le forte…” Nel XVI secolo, invece il rosmarino aveva applicazioni ginecologiche, nello stimolare il mestruo e quindi facilitare la fecondazione. Dal XVIII secolo in poi il rosmarino non interessò più gli alchimisti, medici e ciarlieri, e fu progressivamente abbandonato. Ritrovò vigore nel 1831, durante l’epidemia di colera che colpì Napoli, quando l’essenza venne usata come disinfettante. descrizione dei principi attivi Le proprietà del rosmarino risiedono nell’olio essenziale contenuto nelle foglie, olio che si può estrarre attraverso la distillazione in corrente di vapore (è la pianta officinale con la più alta resa in olio essenziale). Questo è composto da una gran varietà di componenti, i principali dei quali sono pinene, cineolo, canfene, canfora, borneolo, verbenone, che a seconda della loro percentuale determinano il valore economico del prodotto, nonché il tipo di utilizzo che se ne può fare. Il resto del fitocomplesso estraibile dalle foglie presenta ben 9 triterpeni pentaciclici, come l’α-amirina e la β-amirina, gli acidi oleanoico, ursolico e rosmarinico, più lo specifico rofficerone.

Benefici e avvertenze

Rubefacente – antireumatico Esternamente l’olio viene adoperato come tale, ovviamente diluito altrimenti provoca forti irritazioni e bruciori, o come pomata contro i reumatismi muscolari e articolari. La proprietà di richiamare sangue, e quindi al contempo di riscaldare la parte cosparsa di olio, aiuta decisamente nella attenuazione dei dolori portati da tali problemi. Questa caratteristica è usata anche dagli sportivi, che lo usano come riscaldante prima delle gare, al pari della canfora, però quasi mai come singolo olio per via dell’effetto secondario “negativo”: l’odore di “pollo arrosto”; mentre è presente in miscela con canfora e altri oli usati a tale scopo per creare un profumo di “macchia mediterranea”. In ogni caso l’inteso profumo sprigionato non passerà ignorato. Carminativo – stomachico L’uso interno dell’olio viene prescritto come carminativo e stomachico nei casi di disturbi digestivi, nelle flatulenze e nel senso di pienezza e difficoltà a digerire. Mettendo in movimento l’apparato digerente, con l’aumento della secrezione gastrica, fa si che stimoli l’appetito quando viene somministrato a stomaco vuoto. Prodotti in commercio Facilissimo da reperire è l’olio essenziale, che tra l’altro ha costi accessibili. Si consiglia di acquistare quello contenuto in bottigliette rigorosamente di vetro scuro, sia per evitare contaminazioni da altro tipo di materiale sia per evitare che la luce degradi la qualità del prodotto. Le foglie sono presenti in alcune miscele per tisana, ma raramente costituiscono la droga principale e tanto meno l’unica. Esiste anche la polvere e gli estratti secchi, ma questi sono meno diffusi e utilizzati. Controindicazioni L’uso in gravidanza, sia topico che per via interna, è sconsigliato. Avvertenze L’olio essenziale non diluito o l’uso continuo e costante sulla pelle può dar luogo a fenomeni di irritazioni, dermatiti o eritemi.

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Domande frequenti

  • Quali sono i principali benefici del rosmarino per la salute?
    Il rosmarino offre molteplici benefici grazie al suo ricco contenuto di olio essenziale e composti antiossidanti. Esternamente, è renowned per le sue proprietà rubefacenti e antireumatiche: applicato diluito sulle zone doloranti, favorisce la circolazione sanguigna locale, riducendo i fastidi muscolari e articolari. Internamente, agisce come stomachico e carminativo, aiutando a migliorare la digestione, ridurre la sensazione di gonfiore e stimolare l'appetito. Inoltre, la presenza di acido rosmarinico e terpeni conferisce alla pianta potenti azioni antiossidanti e protettive per il sistema nervoso.
  • Come si utilizza correttamente l'olio essenziale di rosmarino?
    L'olio essenziale di rosmarino è molto concentrato e non va mai utilizzato puro sulla pelle, poiché potrebbe causare irritazioni, bruciori o dermatiti. Per l'uso topico antireumatico, è fondamentale diluirlo in un olio vettore neutro (come jojoba o mandorle dolci) prima dell'applicazione massaggio. Per l'uso interno, come supporto digestivo, è necessario seguire scrupolosamente le indicazioni di un professionista sanitario, poiché dosaggi errati possono essere controproducenti. Conservarlo sempre in bottiglie di vetro scuro, lontano dalla luce diretta, per preservarne le proprietà chimiche.
  • Chi dovrebbe evitare l'uso di rosmarino o sconsigliato?
    L'uso del rosmarino, sia sotto forma di infuso che di olio essenziale, è generalmente sconsigliato in gravidanza, sia per vie interne che topiche, per precauzione. Anche le persone con ipertensione non controllata dovrebbero usarlo con cautela, poiché può influenzare la pressione arteriosa. Chi soffre di epilessia o convulsioni dovrebbe evitare l'uso prolungato o ad alte dosi di olio essenziale, data la presenza di canfora e cineolo. In caso di dubbi specifici legati a condizioni patologiche pregresse, è sempre raccomandabile consultare un medico prima di iniziare trattamenti fitoterapici.
  • Come si raccoglie e si conserva il rosmarino per uso officinale?
    Le parti utili della pianta sono le foglie, preferibilmente staccate dai rami legnosi. La raccolta ideale avviene alla fine dell'inverno, appena prima della fioritura, momento in cui il contenuto di oli essenziali è massimo. Si tagliano le sommità dei rametti con cesoie pulite. Dopo la raccolta, le foglie possono essere utilizzate fresche o essiccate: in quest'ultimo caso, vanno poste in un luogo ombreggiato, asciutto e ben ventilato per evitare muffe e perdita di aroma. Una volta essiccate, conservarle in barattoli ermetici al riparo dalla luce garantisce una lunga conservazione delle proprietà.

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