Piante aromatiche

Santoreggia

Con il termine santoreggia si indica un Genere al quale appartengono diverse specie.In molti casi hanno tutte le medesima attività, ma la più interessante dal punto di vista erboristico è la Satureia montana.

di Redazione

08 marzo 2013

Caratteristiche della pianta

Con il temine Santoreggia genericamente si indicata la pianta che in botanica ha il nome di Satureja montana L., o Saxifraga secunda Cam., ma se vogliamo essere precisi, il termine santoreggia indica un Genere al quale appartengono diverse specie, come la Satureja vulgaris o clinopodio, la Satureja hortensis e Satureja alpina. Sebbene tutte presentino una loro attività, in molti casi queste sono coincidenti; la più interessante dal punto di vista erboristico tra le varie santoreggia risulta essere proprio la Satureia montana. Il nome deriva da satura, intingolo, per fatto che il suo uso più comune era quello culinario, di insaporire i piatti o essere presentata come insalata. Spesso, per l’odore somigliante al timo, veniva usata in sua vece quando questo non era disponibile. Il nome volgare più ricorrente, a parte santoreggia invernale, è quello di erba acciuga. Tra gli altri troviamo tumau gianco, erba poverina, peore d’aze, santurina, sera, segrezoela, salvadega, isopo selvatico. Oltralpe i francesi la chiamano sarriette; aldilà della Manica, è detta savory; per i tedeschi è la berg pfefferkkaut. E per gli spagnoli è la sejurida. È una pianta suffrutice con una altezza massima di 40 centimetri, appartenente alla Famiglia delle Labiatae. È annuale ed essendo un suffrutice non sorprende il suo portamento cespuglioso – strisciante. La radice rimane legnosa, cilindrica e piuttosto fibrosa. Anche la base del fusto è legnosa, mentre all’apice rimane flessibile. Ha diverse ramificazioni che portano foglie obvate - lanceolate, coriacee, di colore verde scuro ma lucente. Il margine della lamina fogliare è intero. I fiori sono piccoli e sessili, raccolti in delle infiorescenze a spiga, che crescono ravvicinate tra loro e all’ascella delle foglie. Il calice è tubuloso a 5 denti, cosi come tubulosa è la corolla. Questa è bilabiata, con il labbro superiore eretto, piano, mentre quello inferiore è a 3 lobi piani. Il colore dei petali è bianco-azzurro, violaceo. Il frutto è un tetrachenio di colore nero e liscio.

Coltivazione e origine

Tutte le santoreggia sono di chiara e univoca origine mediterranea. La propagazione della santoreggia avviene indistintamente per semina, anche diretta in campi, o per talea. Il taglio dei germogli per le talee deve avvenire in Aprile per poi essere posti a radicare in vasi prima del trapianto in campo. Si può effettuare anche la divisione delle radici, in tal caso bisogna prelevare in marzo e piantare a fine estate, con l’inizio delle piogge. La pianta cresce meglio in un terreno povero e pietroso piuttosto che uno ricco. In un terreno fertile, le piante assorbono troppa umidità il che sarebbe un problema con un inverno molto rigido. Si può sfruttare per diversi anni, fino a quando le radici saranno troppo significate e non saranno più in grado di garantire un apporto nutrizionale tale da rendere rigoglioso l’apparato fogliare. A questo punto sarebbe opportuno rinnovare la cultura con piante giovani. Parti utilizzate Le parti che si utilizzano sono le foglie, anche se è ammessa la presenza di parti aeree in quantità non eccessive. tecniche di raccolta La raccolta avviene a mano nei piccoli appezzamenti o nelle zone in cui è difficile l’accesso con i mezzi meccanici, altrimenti si possono tranquillamente usare le falciatrici meccaniche che tagliano la pianta all’altezza desiderata.

Proprietà e uso nella storia

Nell’antica Grecia fu consacrata al dio Dionisio, re dei fauni e dei satiri, in onore del quale venivano celebrati riti orgiastici. Prima di iniziare tali riti, veniva fatta consumare la santoreggia affinché si perdessero i freni inibitori e si fosse più partecipi in modo da ingraziarsi meglio il dio. Forse per questo, ai monaci medievali fu vietata la sua coltivazione e il suo utilizzo. Sempre nel Medioevo, però, era raccomandata comunque contro la gotta, la paralisi e la diarrea. Nel 1400 la santoreggia “acquista” la proprietà abortiva. Le donne gravide devono fare particolare attenzione a questa pianta tanto da doverle stare lontano, altrimenti il contatto le farebbe abortire. Con il passare del tempo, le si attribuiscono proprietà stimolanti, aromatiche tanto che nel Rinascimento venne definita la “salsa dei poveri””. Nel XVII secolo era consigliata per curare le ulcere della bocca, mentre nei secoli successivi si aggiungono anche le proprietà emmenagoga e diuretica. L’uso principale però rimase sempre quello di condimento e profumazione. descrizione dei principi attivi La droga secca presenta appena lo 0,7% di olio essenziale, il responsabile dell’attività della santoreggia. Questo olio, il cui odore ricorda molto da vicino quello del timo, è ricco di carvacrolo o timolo, che rappresentano i due chemiotipi di olio che si possono ricavare a seconda del tipo di coltivazione. Oltre a questi due, sono presenti anche borneolo, serpinolo.

Benefici e avvertenze

Stomachico L’infuso di foglie di santoreggia, o le foglie essiccate e usate come condimento, esercitano un leggero potere digestivo, che unito a quello aromatico, rendono le pietanze “pesanti”meno laboriose nell’essere digerite. Antisettico Come la maggior parte delle Labiate, anche la santoreggia, per la presenza dell’olio essenziale, è dotata di un potere antisettico, disinfettante. Questo però non è molto elevato data anche la scarsa percentuale dell’olio. Si può usare come disinfettante esterno, sempre che la cute non sia lesionata, ma la sua applicazione migliore è quella interna, e più marcatamente verso l’apparato urinario. Prodotti in commercio Sono pochi e poco diffusi i prodotti di santoreggia, che era e rimane una pianta con un uso molto limitato e quasi esclusivamente dello solo spontaneo. Dalle foglie si posso fare infusi estemporanei oppure si possono lavorare in laboratorio per farne estratti secchi o fluidi, tinture o infine estrarre l’olio essenziale. Controindicazioni Non vi sono interazioni note con le principali classi di farmaci. Avvertenze Non vi sono particolari precauzioni d’uso a cui far attenzione.

Naviga per:

Domande frequenti

  • Qual è la differenza tra le varie specie di santoreggia e quale è la più efficace?
    Il termine 'santoreggia' si riferisce a un genere botanico che include diverse specie, tra cui la Satureja vulgaris, la Satureja hortensis e la Satureja alpina. Tuttavia, dal punto di vista erboristico e terapeutico, la specie considerata più interessante e attiva è la Satureja montana, nota anche come santoreggia invernale. Sebbene molte specie condividano proprietà simili, la Satureja montana è preferita per il suo profilo chimico e le sue specifiche applicazioni medicinali, distinguendosi nettamente dalle altre varietà meno rilevanti clinicamente.
  • Come si coltiva la santoreggia e quali sono le condizioni ideali del terreno?
    La santoreggia predilige terreni poveri, sassosi e ben drenati, evitando quelli ricchi e umidi che potrebbero causare problemi durante gli inverni rigidi. La moltiplicazione può avvenire per seme direttamente in campo, per talea (da eseguire ad aprile) o per divisione delle radici (in marzo). La pianta è un suffrutice che può essere coltivata per diversi anni finché le radici non diventano troppo ingombranti. Per la raccolta, nei piccoli appezzamenti si usa il metodo manuale, mentre per le aree più ampie si impiegano falciatrici meccaniche, tagliando la pianta all'altezza desiderata per preservarne la vitalità.
  • Quali sono i benefici principali della santoreggia per la salute?
    I principali benefici della santoreggia derivano dalla presenza di olio essenziale, ricco di carvacrolo e timolo. Ha un'azione stomachica e digestiva: l'infuso o l'uso come condimento aiutano a digerire cibi pesanti grazie alle sue proprietà aromatiche. Inoltre, possiede un potere antisettico e disinfettante, utile sia internamente (specialmente per l'apparato urinario) sia esternamente sulla pelle integra. Storicamente, è stata utilizzata anche come emmenagogo e diuretico, nonché per curare le ulcere orali, confermandone l'efficacia tradizionale in ambito gastrointestinale e antinfettivo locale.
  • È sicura durante la gravidanza? Quali sono le controindicazioni?
    No, la santoreggia non è sicura durante la gravidanza. Fin dal XV secolo le viene riconosciuta una proprietà abortiva: le donne incinte devono evitarla completamente, poiché il contatto o l'assunzione potrebbero provocare aborto. Al di fuori di questa specifica condizione, non ci sono interazioni note con le principali classi di farmaci né particolari precauzioni d'uso generali. Tuttavia, data la sua natura stimolante e le proprietà farmacologiche attive, è fondamentale consultare un professionista prima di un uso prolungato o ad alte dosi, specialmente in caso di patologie croniche.
  • In cosa consiste l'uso culinario della santoreggia e perché è chiamata 'erba acciuga'?
    L'uso culinario è storicamente il più diffuso per la santoreggia. Il nome deriva da 'satura', intingolo, poiché era usata per insaporire i piatti o consumata come insalata. Viene spesso definita 'erba acciuga' o 'salsa dei poveri' per il suo aroma intenso che ricorda il timo, utilizzato come sostituto quando quest'ultimo non era disponibile. Le foglie fresche o secche vengono impiegate per dare sapore a pietanze robuste, sfruttando la capacità della pianta di facilitare la digestione degli alimenti più pesanti, combinando così gusto e beneficio digestivo.

Potrebbe interessarti anche