Piante medicinali

Felce maschio

La Felce maschio appartiene a quella categoria che comunemente vengono chiamate felci, quella delle piante più antiche e meno evolute.

di Redazione

15 marzo 2013

Caratteristiche della pianta

Felce maschio, come ricorda il nome, appartiene a quella categoria che comunemente vengono chiamate felci, ma che in botanica sono raggruppate nella Divisione Pteridofita, ovvero quella delle piante più antiche e meno evolute. In particolare le felci fanno parte della Famiglia delle Polyodiacee. Sono delle piante che presentano un rizoma orizzontale, grosso ma corto; coperto nella parte superiore, alla base delle fronde, da lunghi peli e nella parte inferiore da radici filiformi. Le foglie prendono il nome di fronde. Presentano una nervatura centrale prominente con una lamina pennato-composta; disposte a spirale e inserite nel rizoma con un picciolo che permane anche dopo la caduta della fronda stessa. Sulla pagina inferiore sono presenti parecchi sporangi, riuniti in gruppi detti sori. I sori sono piuttosto grossi, reniformi, di colore verde che a maturità diviene grigio-violaceo. Essendo piante crittogame, non producono fiori o infiorescenze.

Coltivazione e origine

È una pianta molto comune in tutto il mondo. Si trova facilmente sia in Europa, che in America, sia del nord che del sud, Asia e Africa. È stata ritrovata anche nelle isole quali Giava e Hawaii. Ama i boschi freschi dei colli e dei monti fino a 2500 metri, dove trova l’ombra e l’umidità di cui ha bisogno per crescere rigogliosa. È una pianta che raramente viene coltivata dato che il suo utilizzo è estremamente limitato. Il terreno deve avere un pH superiore a 6 ed essere irrigato ogni 2-3 giorni, salvo nel periodo in cui le precipitazioni sono abbondanti. Data l’alta percentuale di umidità che richiede, la felce maschio può essere soggetta ad attacchi di funghi parassiti, che si possono combattere con la somministrazione di un tradizionale anti-fungineo. Parti utilizzate Si utilizzano i rizomi, raccolti alla fine dell’estate o in autunno, quando la pianta si sta preparando ad entrare nel suo riposo invernale, o lo è già entrata da poco tempo. Ai rizomi possono essere attaccati le vasi dei piccioli delle fronde; alcuni addetti all’acquisto, però, stimano erroneamente questi piccioli come delle impurità abbassando il costo d’acquisto. tecniche di raccolta Dovendo utilizzare il rizoma, la pianta viene estirpata completamente. Per una miglior raccolta, questa viene effettuata a mano dato che il rizoma risulta ben attaccato al substrato e l’eventuale uso di macchinari non adatti rovinerebbe il raccolto, deprezzandone il valore commerciale.

Proprietà e uso nella storia

Dionisio, Teofrasto, Galeno e Plinio, i più illustri medici-botanici del periodo classico furono tutti autori di descrizioni, modalità di preparazione e scopi di utilizzo della felce maschio. Cosicché gli antichi greci e romani sapevano che il decotto di rizoma di questa pianta era utile contro i vermi intestinali, che all’epoca erano spesso, se non sempre, presenti nella popolazione, senza distinzione di ceto. La differenza veniva fatta tra chi poteva permettersi la cura e chi no. Negli anni cadde in disuso, anche se non mancano notizie di suoi utilizzi da parte dei monaci “erboristi” durante il Medioevo. Tornò poi alla ribalta a metà dell’800 grazie a Lefert e al suo libro-manuale “Storia naturale medica”. descrizione dei principi attivi Il principio attivo responsabili della paralisi della tenia è la filicina o acido filicinico. Quest’acido lo si trova in una oleoresina assieme ad altri composti come l’aspinidolo, acido flavaspidico, filixinigrina, fitosterolo, acido filicotannico, albaspidina. È presente anche un olio essenziale nel quale sono dispersi acido butirrico, propionico, caprilico; un olio grasso contenente gliceridi degli acidi palmitico, butirrico e oleico.

Benefici e avvertenze

Vermifugo - tenifugo L’unica azione esplicata dai rizomi della Felce maschio è quella vermifuga, in modo particolare sul genere Taenia, semplicemente conosciuta come tenia. La sua tossicità ha una azione paralizzante su questi vermi intestinali, che non riescono più ad uncinarsi in maniera energica sulla parate dell’intestino. Ovviamente poi si deve somministrare un purgante, che non deve essere oleoso come l’olio di ricino ma salino come il solfato di magnesio o l’idrossido di magnesio, che permette l’espulsione del parassita.Se non viene fornito il purgante, l’organismo da solo non riesce a liberarsi della tenia e dopo circa due ore l’effetto paralizzante svanisce e non viene risolto alcun problema. Prodotti in commercio Oramai non sono più presenti farmaci per uso umano contro la tenia contenti felce maschio perché ne sono stati realizzati altri più efficaci e più sicuri. Sono invece ancora reperibili quelli per esclusivo uso veterinario. Controindicazioni Per la sua tossicità è sconsigliato l’uso nelle donne in stato di gravidanza. È controindicata nei cardiopatici e in presenza di sospette affezioni cardiache. Avvertenze La somministrazione di un purgante oleoso aumenterebbe l’assorbimento della tossina filicina da parte dell’intestino determinando l’avvelenamento. È una pianta inserita nella “circolare Aniasi” del 1991, una direttiva del Ministero della Salute nella quale si elenca una serie di piante vendibili solamente dai farmacisti in farmacia per le loro forzi azioni a livello fisiologico. Sono stati segnalati dei casi di lesioni al nervo ottico. Alcuni sintomi da avvelenamento sono nausea, vomito, tremori, convulsioni.

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Domande frequenti

  • La felce maschio è sicura per eliminare la tenia nell'uomo?
    No, l'uso della felce maschio (Dryopteris filix-mas) per trattare infezioni da tenia negli esseri umani è fortemente sconsigliato e oggi obsoleto. Sebbene storicamente utilizzata per la sua potente azione vermifuga, la pianta contiene filicina, una sostanza tossica capace di paralizzare il parassita. Tuttavia, questa stessa tossicità può causare gravi effetti collaterali nell'uomo, tra cui nausea, vomito, tremori, convulsioni e persino lesioni al nervo ottico. A causa di questi rischi significativi, i farmaci moderni più sicuri ed efficaci hanno sostituito definitivamente questa pianta nella terapia umana. Oggi i preparati a base di felce maschio sono reperibili esclusivamente per uso veterinario.
  • Perché è necessario assumere un lassativo insieme alla felce maschio?
    L'assunzione di un purgante è fondamentale perché la filicina agisce paralizzando la tenia senza ucciderla immediatamente. Una volta immobilizzata, la tenia perde la capacità di ancorarsi alle pareti intestinali. Se non viene espulsa meccanicamente tramite un lassativo salino (come il solfato di magnesio), dopo circa due ore l'effetto paralizzante svanisce e il verme potrebbe riattaccarsi. È cruciale evitare lassativi oleosi, poiché l'olio favorirebbe l'assorbimento sistemico della tossina filicina attraverso l'intestino, aumentando drasticamente il rischio di avvelenamento grave invece di facilitare l'eliminazione del parassita.
  • Quali sono le principali controindicazioni e i soggetti a rischio?
    Data la sua elevata tossicità, la felce maschio presenta severe controindicazioni. È assolutamente vietata alle donne in gravidanza a causa del rischio di abortività e danni fetali. Non deve essere assunta da persone con patologie cardiache o sospette affezioni cardiache, poiché la tossina può compromettere la funzione cardiovascolare. Inoltre, l'uso è riservato agli adulti e mai ai bambini. L'automedicazione è pericolosa: l'ingestione incontrollata può portare a sintomi gravi come nausea, vomito, tremori muscolari e convulsioni. Per queste ragioni, la pianta è classificata come sostanza attiva che richiede stretta supervisione medica e non è disponibile come rimedio da banco per l'auto-trattamento.
  • Quali parti della pianta vengono utilizzate e quando vanno raccolte?
    L'unica parte della felce maschio impiegata a scopo medicinale è il rizoma, ovvero il fusto sotterraneo orizzontale. Le fronde (foglie) non contengono le concentrazioni necessarie di principi attivi e non vengono utilizzate. La raccolta ideale avviene alla fine dell'estate o in autunno, momento in cui la pianta entra nel suo ciclo di riposo invernale e i rizomi accumulano la massima quantità di filicina e altre sostanze attive. La raccolta va eseguita manualmente per evitare di danneggiare il rizoma, che deve rimanere integro per mantenere il suo valore terapeutico e commerciale. I piccioli secchi delle fronde talvolta attaccati al rizoma sono considerati impurità e non contribuiscono all'efficacia.

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